Meno snob e più social. Quello vero però…

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Meno snob e più social

Meno snob e più social

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un paio di progetti lontani tra loro quanto vicini per filosofia ed intenti.

Un progetto racconta di un gruppo di professionisti che facendo rete ha scoperto la sua forza ed un altro progetto parla di territorio e di amore.

Entrambe i progetti sono finanziati dalla più importante holding economica mondiale: quella del far bene le cose.

“Siamo un network di professionisti esperti in comunicazione, con un approccio sociale, culturale, etico ed ecologico. Non siamo una società, ma il suo necessario superamento e la sua naturale evoluzione nell’era del lavoro precario e flessibile.”

Prescindendo dal significato generale delle frasi di presentazione di Isotype (www.isotype.org), mi vorrei soffermare sul significato di alcune delle parole che si trovano nelle stesse.

Professionisti. Era ora! Sembrerebbe che in questo mondo che sta andando a scatafascio la professionalità sia quasi un impiccio. Non vergognamoci di dirlo: per il professionista, l’affermazione della sua figura è un obbligo morale.

Sociale, culturale, etico ed ecologico. Articolo 41 della costituzione italiana:  l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale.

Troppe volte vedo scritto “be social” con una leggerezza che lega queste due parole a Facebook o Twitter.

E’ ora di finirla!

Be social” deve diventare l’inno e la trasposizione su linguaggio 2.0 dell’articolo 41 della nostra costituzione. “Be social” deve diventare sinonimo di “utilità sociale” senza compromessi e senza sotterfugi.

Be social” non è altro che l’estremizzazione della prima regola del marketing: ascoltare gli altri ed offrire loro quello che desiderano.

La pletora di furbetti che lo utilizzano per darsi una facciata “social” quando in realtà proteggono, nel loro isolamento, solo i loro interessi, devono essere smascherati.

Precario e flessibile. Siamo tutti precari, dobbiamo essere tutti flessibili. La rendita da posizione, mentale e commerciale, è finita. Questi ragazzi l’hanno capito e si sono organizzati.

Passiamo al secondo progetto.

“Moving Art trasforma il vostro dispositivo multimediale (cellulare o tablet) in una guida turistica interattiva tracciando la vostra posizione ed indicandovi le opere da visitare nei dintorni.”

Ecco in poche parole la presentazione di Moving Art (www.movingart.it).

L’idea non è nuova ma il contesto in cui è stata sviluppata (la più grande innovazione tecnologica negli ultimi anni è stata un nuovo mangime per le trote…) la fanno essere vincente.

Visso è uno splendido borgo immerso nel Parco dei Monti Sibilini nelle Marche. Visso è il luogo dove risiede il manoscritto originale de “l’Infinito” di Leopardi. Lo sapevi?

Visso, come la maggior parte dei comuni italiani paga il pegno di un’amministrazione costruita intorno alle contingenze: l’alta stagione è una contingenza.

Qualcosa per questi cittadini bisognerà pur fare! L’alta stagione, a Visso, dura 1 mese. Più o meno…

Parole come destagionalizzazione, intermediazione e disintermediazione, social media marketing e networking necessitano di “governance” in grado di partire dai nipoti. Per i nipoti.

In Italia trovare questo tipo di governance è difficilissimo e generalmente la governance produce cittadini a sua immagine e somiglianza.

Questa volta un gruppo di ragazzi di Visso ha mostrato di non stare al gioco del “tanto le cose continueranno a non funzionare“.

Con la loro iniziativa hanno aperto un piccolo varco nella “mentalità delle contingenze” che, con il tempo e la passione, potrebbe divendare una breccia incontenibile.

In “Quinto potere” di Sidney Lumet del 1976, uno splendido Peter Finch dal suo programma scandiva le seguenti parole:

“Andate tutti alla finestra, apritela, mettete fuori la testa ed incominciate ad urlare: sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”

Non pretendo tanto, mi basterebbe veder replicate iniziative come quelle in cui, per caso, mi sono imbattuto io.

Mi piacerebbe che queste iniziative fossero prese in seria considerazione dalle nostre amministrazioni.

Mi piacerebbe che tutti quelli che si professano “social” lo fossero anche nei fatti.

Mi piacerebbe che il professionista fosse una risorsa ed un momento di crescita reciproca. Non “a volte”, non “all’abbisogna”, non “quando fa comodo”.

Lo so, sono un inguaribile ottimista.

PS il dialogo di Finch è qui: http://www.youtube.com/watch?v=7WfJjqvO6Yg&feature=related – vallo a vedere che ne vale la pena.

By Cino Wang Platania

1 Comment
  • JOSEP EJARQUE
    agosto 10, 2012

    condivido le tue riflessioni!!

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